Marzo 2015, gli appuntamenti Nordmeccanica Rebecchi Volley

5 Diiulio BZ6V6590 340I prossimi appuntamenti di Nordmeccanica Rebecchi Volley nel MasterGroup sport Volley Cup:

- Domenica 8 marzo ore 18.00 trasferta a Firenze, al Mandela Forum la gara vs Il Bisonte Firenze

- Domenica 15 marzo ore 17.00 al PalaBanca, Nordmeccanica Rebecchi Volley vs Unendo Yamamay Busto Arsizio, biglietti in vendita online su www.bookingshow.it

- Sabato 21 marzo ore 20.30 trasferta al Pala Radi di Cremona per la gara vs Pomì Casalmaggiore

- Sabato 28 Marzo ore 20.30 al PalaBanca, Nordmeccanica Rebecchi Volley vs Imoco Volley Conegliano, biglietti in vendita online su www.bookingshow.it

 

 

"Gaspari, la pallavolo è una folgorazione"

Gaspari liberta 340Intervista di Carlo Danani a Marco Gaspari, pubblicata su Libertà, quotidiano di Piacenza, di mercoledì 25 febbraio 2015

La pallavolo a pranzo, a cena e la fuga verso altri sport. Poi il ritorno al volley, perché puoi allontanarti finchè vuoi, ma non puoi sfuggire al tuo destino. Un destino che, camminando, scopri essere la tua missione, una folgorazione autentica.
E' la storia di Marco Gaspari, da due settimane allenatore della Nordmeccanica Rebecchi, tecnico di nuova generazione, occhi vispi, fame di arrivare come pochi e motivazioni da vendere.
il volley nel destino
A settembre compirà 33 anni e da 16 è in panchina. Prima, durante l'adolescenza, col volley ha litigato parecchio. «Essendo il figlio di un arbitro di pallavolo - spiega - in casa quasi non si parlava d'altro. E a me a un certo punto questa pallavolo è uscita dalle orecchie». Tanto da provare basket e tennis. «Poi, quando avevo 17 anni, un amico mi chiese se andavo a dargli una mano con una squadra di volley».
Ed ecco il destino che ritorna, la folgorazione che esplode con fragore: il giovane Gaspari, neanche maggiorenne, comincia a collezionare tessere e a scoprire che quella pallavolo detestata a pranzo e a cena in fondo non era poi così male. Anche perché lo incuriosiva sempre di più, a tal punto un giorno da diventare il suo mestiere.
«Cosa vuoi che ti dica? Nessuno mi ha costretto, ho solo ascoltato quello che sentivo dentro». Ed eccolo vivere in apnea tutta la trafila giovanile. Lui, di Ancona, attorno a sé aveva tanti esempi e maestri da cui attingere e a cui ispirarsi.
«Sono arrivato in serie A ma, come si dice dalle mie parti, di pane da mangiare ne ho ancora parecchio».
«Piacenza? Sono volato»
Due settimane fa: il mercoledì Piacenza crolla in casa con la Dinamo Mosca, giovedì mattina Gaspari ha il primo contatto con la famiglia Cerciello e venerdì eccolo dirigere il primo allenamento al Palabanca.
«Non me lo aspettavo proprio. Ricordo solo di aver provato stupore e una forte emozione. Sono volato a Piacenza senza pensarci su più di tanto».
La pallavolo secondo Gaspari. Intanto, la componente emotiva è imprescindibile. Se dentro non coltivi il sacro fuoco della vittoria, rimani un mediocre. E, non a caso, madre natura gli ha donato due occhi perfetti per esprimere senza parole tutto quello che devono essere pathos e derivati. In parallelo, ecco una sua filosofia limpida, con un punto di partenza: «L'elasticità di adattare il mio pensiero tecnico alle qualità delle giocatrici».
Nel dettaglio: «Sfruttare tutti gli attaccanti in tutte le situazioni. Che significa avere grande continuità di gioco coi centrali. Per fare questo, il primo passo è avere una buona ricezione». Da qui parte tutta una ramificazione di casi da vivere poi sempre più nello specifico.
«Devo dire che tra le mie convinzioni pallavolistiche e le qualità di questo gruppo c'è molta sintonia. Adesso si tratta di mettere tutto sul campo».
«nessun alibi, vincere! »
E sdoganare una squadra degna di difendere lo scudetto fino all'ultimo pallone: «L'idea è questa. Non mi piacciono gli alibi, non li accetto da nessuno. Si lavora tutti per la maglia. Chi poi la meriterà più di altre, andrà in campo a rappresentarci».
Ma nessuna si deve sentire esclusa: «Proprio così. Con tutte le giocatrici cercherò di mettere le cose in chiaro fin dall'inizio. Non voglio equivoci. Probabile che si formi una squadra di titolari e un'altra che, anche se poco impiegata nelle partite, avrà comunque un ruolo fondamentale. Mi spiego: tutto parte dalla qualità degli allenamenti. Per averla, c'è bisogno di tutta la rosa. Ogni giocatrice deve avere e avrà un compito specifico».
Gaspari ha esaurito il tempo delle parole. Adesso c'è solo un modo per compattare lo spogliatoio: «Dimostrare coi fatti, in campo, tutto quello che ho detto. Questa è la strada principale per convincere 12-14 persone a pensare tutte in un solo modo».
Ancora più in profondità: «Altro obiettivo pratico, trovare continuità di gioco. Bene con Bergamo, malissimo a Mosca, bene a Urbino. Indipendentemente dall'avversario, noi dobbiamo raggiungere sempre uno standard di rendimento sotto al quale non si deve mai finire. A Mosca gli occhi non erano quelli giusti. Ma quella brutta giornata non va dimenticata, semmai capitalizzata. Ecco, c'è un esempio da cui fuggire: prestazioni del genere vanno eliminate una volta per tutte».
quella gioia piacentina
Lo scudetto. Gaspari già scalpita al pensiero dei primi di aprile. Stavolta ci riproverà partendo da Piacenza, dopo i tentativi con Conegliano.
«Proprio alla finale di due anni fa contro la squadra di Caprara è legato uno dei ricordi più belli della mia carriera. Era Gara 3 della finale scudetto, giocata a Piacenza. Riuscimmo a vincere compattandoci fino in fondo, allungando la serie. Raggiungemmo il nostro top. Più di così a quelle ragazze non avrei potuto chiedere».
E l'allora Rebecchi Nordmeccanica fu costretta a rinviare la festa scudetto, poi celebrata al Palaverde di fronte a un Conegliano che nel frattempo aveva perso per infortunio Nikolova, il suo bomber.
Gaspari si gioca la conferma a Piacenza con una squadra non costruita da lui, con poco tempo a disposizione e molta pressione sulle spalle.
Uscire al primo turno dei play off, ad esempio, sarebbe vissuto in società come un terremoto: «Tutto chiaro e tutto ho accettato, con immenso entusiasmo. La mia squadra dovrà difendere col sangue e attaccare col fosforo. Se poi perderemo 100-98 al tie break della finale scudetto, allora, ma solo allora, me ne farò una ragione».

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